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Meglio i profitti di Air France che i debiti di Toto

Fonte: Eco di Bergamo, di Daniele Vaninetti — 21/12/2007

Intervista dell'Eco di Bergamo a Marco Ponti, docente al Politecnico, editorialista de Il Sole 24 Ore, uno dei massimi esperti italiani di trasporti.

«Un gigante, come Air France, contro un nano, Air One. Non c'è dubbio che il gruppo francese, per la sua dimensione internazionale e per i profitti che macina ogni anno, andrebbe preferito ad una compagnia tutta italiana, quella di Carlo Toto, che ha una situazione contabile molto negativa e che non ha nessuna esperienza su quelle rotte internazionali su cui si deciderà il controllo dei cieli a partire dal prossimo anno.

Qui invece, rispuntano le tesi monopolistiche e alla fine Air One potrebbe essere preferita ai francesi, non nell'interesse del Paese, ma della sua italianità. È così la politica potrebbe continuare a metterci le mani». È l'analisi dell'economista Marco Ponti, uno dei massimi esperti italiani di trasporti, docente al Politecnico di Milano ed editorialista de «Il Sole 24Ore». L'abbiamo intervistato.

Gli aspetti finanziari ed industriali delle due offerte per Alitalia - Air One e Air France - sono andati precisandosi giorno dopo giorno. Da un punto di vista squisitamente tecnico, quale appare come la migliore?
«Un gigante, Air France, contro un nano, Air One: sul piano tecnico non c'è nessun dubbio che l'offerta francese è molto più credibile, soprattutto per le dimensioni di Air France e per il livello dei suoi profitti. Air One, invece, ha una situazione contabile molto negativa e non ha nessuna esperienza sulle rotte internazionali che sono quelle dove si giocherà la vera partita nei cieli del mondo a partire dal 2008. Confrontando i due piani industriali, quindi, non c'è storia».

L'offerta di Air France non si presta proprio a nessuna critica?
«L'unica obiezione potrebbe essere che Air France è molto grossa e paradossalmente questo sua forza potrebbe tradursi in una debolezza. Ma è un discorso complicato».

Perché?
«Perché Air France, con Alitalia, potrebbe esercitare, poi, una forte pressione sulle autorità regolatorie di Bruxelles. Un rischio superabile, tenuto conto anche della cultura francese, con l'introduzione di molti paletti alla competizione nelle rotte nordatlantiche che si apriranno l'anno venturo, ma anche per quelle verso l'Oriente. Ma questa rimane una questione di secondo grado. In primo grado, cioè sul piano della robustezza industriale dei due soggetti, non c'è dubbio che Air France sia la scelta migliore».

Si discute molto anche sul fatto che Air One intenda mantenere due hub - Fiumicino e Malpensa - mentre il piano di Air France privilegerebbe Fiumicino rispetto a Malpensa...
«È un non problema. Se c'è un buon mercato nel Nord d'Italia, come si continua a sostenere, Milano Malpensa o Milano Linate potranno offrire servizi che dal 2008 comprenderanno anche i voli da Milano a New York. Questo mercato verrà occupato da qualcuno che sarà ben felice di fare concorrenza ad Alitalia anche perché avrà tutto da guadagnare da questa operazione. È la paura del mercato l'unica spiegazione che sembra stare dietro il ragionamento di chi continua a difendere la logica di Malpensa con Air One. Ma perché, invece, non puntare proprio sul mercato e fare della sana lobbying perché si aprano alla concorrenza anche le rotte verso l'Est e non solo quelle verso gli Stati Uniti nel 2008 o nel 2009? Questa è la strategia giusta: puntare sulla concorrenza, non sul monopolio».

La vera sfida nei cieli internazionali partirà, dunque, dal 2008?
«Sì perché si apriranno più rotte internazionali e Ryanair, ad esempio, potrà offrire un ottimo volo Malpensa-New York. La stessa cosa potrà fare Iberia. Insomma, tutto si accelererà e Malpensa potrebbe proporsi, caduti i divieti, come sede di slot e voli verso l'Est. Ma ecco che, invece di cavalcare questa possibilità competitiva, l'Italia frena sempre perché è ancora legata ad una mentalità monopolistica, svisceratamente. Ed anche il centrodestra dimostra di amare il monopolio più di ogni altra cosa».

Le due offerte riguardano anche la questione occupazionale di migliaia di esuberi...
«È il secondo falso problema. Gli esuberi, in un settore che cresce dell'8% l'anno, troveranno, non uno, ma tre nuovi posti di lavoro se lo perderanno in Alitalia. La questione occupazionale viene tirata fuori semplicemnete per motivi politici e clientelari. Si pensi invece a chi viene licenziato in una fabbrichetta della Brianza che ha il fiato sul collo della concorrenza cinese. Che prospettive ha questa aziendina? Non c'è confronto possibile rispetto ad un settore che cresce a ritmi vertiginosi come quello aereo. Vogliamo proteggere solo i privilegi di cui godevano i dipendenti Alitalia? Così facendo non difendiamo il lavoro, che in prospettiva non mi sembra rappresentare un problema per eventuali esuberi. Cosa abbiamo: dei cittadini di serie A e di serie B? Sono cose assolutamente medioevali, queste».

Il Financial Times scrive che è già stata scelta Air France. Palazzo Chigi smentisce. Verso quale conclusione andiamo?
«La conclusione è che da molte parti si vuole scegliere Air One per continuare a mettere le mani su una compagnia che rimarrà tutta italiana. E così il campione nazionale dei cieli non serve per lo sviluppo del Paese, ma perché la politica continui a tenerci dentro le zampe. Abbiamo visto come vanno le cose quando la politica "gestisce" una compagnia aerea. È la storia degli ultimi dieci anni di Alitalia».

Daniele Vaninetti


Commenti dei visitatori

Commento di Syd (23/12/2007 11:46:17)

Marco Ponti è come una boccata d'aria al cervello..
eccoli venire allo scoperto gli illiberali, gli avversari del mercato, gli intrallazzoni, i clientelisti, i lobbisti, i corporativisti, i politicanti che vogliono mantenere il baraccone Alitalia a spese dei cittadini e contro il progresso economico italiano: Formigoni, An, Fi, Lega, Rutelli, i sindacati e Confindustria..
senza vergogna..
ho deciso che la questione Alitalia fungerà da termometro per misurare la salute del governo Prodi: se cedono Alitalia ad Air One vuol dire che le lobby del capitalismo familistico e malato sono dominanti anche nel centrosinistra..
ci vorrebbe un bell'intervento di Bruxelles: speriamo che qualcuno a Roma sia così furbo da fare qualche telefonata..

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