Fonte: Il Bergamo, di Marcello Saponaro — 13/01/2010
Un piano è un piano. Tautologico. Anche il verbo ci può aiutare: pianificare, un po’ come programmare, decidere tempi e modi in base a una logica. Tutto il contrario di quanto Regione Lombardia fa con i Piani Cave.
Venerdì sera i Comuni di Mozzanica, Fornovo S. Giovanni, Calcio e Antegnate hanno ricevuto la documentazione relativa alle nuove cave (di prestito) necessarie per la costruzione della TAV, il Treno ad Alta Velocità. Queste nuove cave, per milioni di metri cubi di ghiaia, non sono comprese nel Piano Cave di Bergamo che è stato approvato solo pochi mesi fa. Eppure che si deve costruire la TAV si sa da un bel po’ più di tempo, tant’è che il Piano Cave dello scorso anno dichiara di “contenere” anche i fabbisogni per le grandi opere. Ma allora a cosa servono i Piani cave? Il problema è di costi. La società che realizza la TAV, esattamente come per tutte le grandi opere, non vuole soggiacere ai costi di mercato imposti dai cavatori. Risutlato: i cavatori lombardi cavano ed esportano e per le grandi opere si aprono nuove cave. Tutte nel bergamasco, le prime e le seconde, così da rendere una gruviera il territorio. Io una proposta l’avevo fatta: quando si concede il diritto di escavazione, all’interno di un piano cave, sopra una certa soglia si imponga anche una quota a servizio delle opere pubbliche, al prezzo stabilito nella convenzione e nel progetto. Altrimenti si dimostra di preferire il “mercato delle vacche” alla pianificazione territoriale. E questo è il punto. Da cambiare.
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