Fonte: Il Bergamo, di Marcello Saponaro — 10/12/2009
E' iniziato lunedì scorso e proseguirà fino al 18 dicembre il COP15, la Conferenza mondiale sui cambiamenti climatici.
In gioco ci sono i soldi, tanti soldi: quelli degli investimenti per ridurre la “febbre del pianeta”, quelli che dovremo investire (qualcuno dice pagare) per ridurre del 50%, rispetto al 1990, le emissioni di CO2 entro il 2050. Questa è la proposta del Governo danese. Una proposta che anche fosse sufficiente ha il grande difetto di non mettere i leaders del mondo di fronte alle proprie responsabilità. Nel 2050 Berlusconi non ci sarà più. Formigoni neppure. La Merkel sfiorerà il secolo di vita. Obama sarà novantenne. Nessuno, comunque, risponderà del proprio coraggio: avuto o mancato in quel di Copenhagen
Questione di soldi, dicevo. Ma se il mondo non investirà per crescere senza inquinare i costi saranno molto più alti: territori persi per l'innalzamento degli oceani, aree desertificate, maggiore intensità degli uragani. Costi questi davvero insopportabili. Torniamo quindi agli investimenti per evitare il peggio: chi pagherà? L’India, la Cina e il Brasile sostengono che debbano farlo i paesi ricchi, riducendo le proprie emissioni e trasferendo le tecnologie ai paesi pù poveri. In gioco ci sono almeno 10 triliardi di dollari, il più grande flusso di risorse dal nord al sud del mondo mai visto. In tecnologie low carbon.
Gli strumenti sono quelli del mercato: non divieti ma contabilizzazione dei costi ambientali, non vincoli ma opportunità. Comunque vada Copenhagen, la Green Economy è cominciata.
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