09/01/2007
Il Corriere on line del 9.1.2007
Uccisa una delle otto aquile reali lecchesi. La Regione: pronti a costituirci parte civile. Il rapace attratto con una carcassa di pecora e poi ammazzato per gioco. I Verdi: Grave atto criminale contro la fauna selvatica
LECCO – Come trappola il bracconiere ha usato una carcassa di pecora. Quando l'aquila reale, un maschio adulto, si è posato sulla preda, gli ha sparato con un fucile a pallettoni. Un colpo solo. Mortale. Lo ha ucciso per divertimento e poi ha abbandonato il «trofeo» di caccia. Il rapace è stato trovato, lunedì, da un agente del nucleo faunistico della Polizia provinciale in località Alpe Piazza Bruno, a circa mille metri di altezza, nel comune di Primaluna, in Valsassina. Nell'ambulatorio di Pescate, alle porte di Lecco, il veterinario Amedeo Alleghi ha sottoposto a radiografie l'aquila recuperata dalla Guardia forestale. Nel corpo nove sfere di piombo di 3-4 millimetri di diametro, la zampa sinistra fratturata e le ali spezzate.
E' probabile che dopo averlo ammazzato, il bracconiere abbia anche infierito sull'animale, che aveva un'apertura alare di 140 centimetri. «Era da più di dieci anni che nel territorio di Lecco non accadeva un episodio così grave di bracconaggio», osserva Pietro Gatti, responsabile del settore ambiente, caccia e pesca dell'amministrazione provinciale. E c'è un precedente, il giallo del maggio 2006: «Nella stessa zona è stata rinvenuta un'aquila reale femmina morta. Purtroppo non è stato possibile risalire alle cause del decesso, perché era in avanzato stato di decomposizione».
L'aquila reale vive in coppia. Gli animali stanno insieme generalmente per tutta la vita, in un territorio di caccia che oscilla fra i 40 e i 120 chilometri quadrati, nidificando sulle pareti di roccia. Lo scorso anno ne sono state censite tre coppie che regnano sulle montagne di Lecco: una coppia nidifica in Grigna, quella scomparsa nel cuore della Valsassina e una terza in Valvarrone. Le Guardie forestali ne hanno individuata una quarta ai confini con la provincia di Bergamo. «Sulle montagne lecchesi – spiega Gatti - c'è molta selvaggina (marmotte, scoiattoli, lepri) e questo favorisce la presenza delle aquile». «Quello commesso – denunciano i Verdi di Lecco - è un crimine contro una specie tra le più belle e maestose del nostro ecosistema. Temiamo che resterà impunito a causa della diffusa omertà del mondo venatorio».
Intanto Marco Pagnoncelli, assessore regionale all'Ambiente, afferma: «Stiamo valutando la possibilità di costituirci parte civile. E' un episodio grave. E' importante prendere una posizione forte contro episodi di questo genere, siano atti di bracconaggio, bravate, o incidenti causati da ignoranza, disattenzione o mancanza di rispetto per l'ambiente che ci circonda».
Paolo Marelli
09 gennaio 2007
VERDI LECCHESI
GRAVE ATTO CRIMINALE CONTRO LA FAUNA SELVATICA
Nei giorni scorsi, in Valsassina, poco sopra Primaluna, un cacciatore di frodo ha ucciso un bellissimo esemplare, maschio, di aquila. Gli ha esploso alcuni colpi con un fucile a pallettoni, usato per la caccia agli ungulati, a una distanza ravvicinata. Per l’animale è stata un’assurda esecuzione senza scampo.
Forse, l’autore del gesto, pensava di recuperare più tardi il suo trofeo, ma non ha avuto il tempo, perché le Guardie venatorie provinciali hanno ritrovato il volatile.
In questi anni avevamo registrato, con grande soddisfazione, il ritorno di alcune coppie di aquile sul nostro territorio montano ed ora, dopo l’uccisione del maschio, quasi certamente perderemo anche la femmina rimasta sola.
Temiamo che quello, che noi consideriamo un crimine contro una specie tra le più belle e maestose del nostro ecosistema, resterà impunito a causa della diffusa omertà del mondo venatorio. Non nascondiamo che per una volta, ci piacerebbe essere smentiti e vedere un’attiva collaborazione delle associazioni venatorie alla ricerca del colpevole.
L’identificazione del responsabile sarebbe un atto di civiltà importante, che andrebbe a dimostrare la reale volontà da parte di tutti, ma proprio tutti, di opporsi al bracconaggio, collaborando con il lavoro di indagine che viene svolto dagli agenti della Polizia Provinciale.
Anche se come Verdi e come ambientalisti, non potremo mai accettare o giustificare un atto di bracconaggio, anche quando avviene per catturare una preda commestibile, ci chiediamo cosa passi nella mente di chi decide, con un gesto tanto infame e vigliacco, di uccidere un rapace raro come l’aquila.
E’ solamente una questione di mancanza di cultura e di conoscenza oppure è il sintomo di un totale disprezzo per l’ambiente e per la fauna?
Noi comunque non ci arrendiamo e continueremo a portare avanti la nostra battaglia coerente, in difesa della fauna selvatica, senza nessuna distinzione tra le diverse specie che popolano i nostro territorio.
Verdi Lecchesi
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Mi spiace che questo fatto gravissimo non abbia trovato un'adeguata risonanza sulla stampa e sui mezzi di comunicazione.
Peccato.
Vogliamo il nome del cacciatore...e il cognome è evidente...