Fonte: Il Bergamo, di Marcello Saponaro — 16/12/2009
Le imprese del comparto energetico sono in rivolta. Dall’Aper all’Assolare, le organizzazioni che rappresentano i costruttori e gli operatori nel settore delle energie rinnovabili criticano duramente la bozza del decreto ministeriale che va a modificare gli incentivi al fotovoltaico e all’eolico.
Il Governo dopo aver cancellato le detrazioni fiscali del 55% dei costi di ristrutturazione edilizia finalizzate al risparmio energetico, si appresterebbe infatti a ridurre notevolmente gli incentivi del cosiddetto “Conto energia”: la possibilità, cioè, di vendere l’energia elettrica prodotta all’Enel a tariffe agevolate. Ma le imprese non si lamentano solo del taglio dei finanziamenti: la burocrazia, infatti, è l’anima nera dell’Italia anche in questo settore avanzato e innovativo, alla base della Green Economy e celebrato almeno tre volte nei discorsi di ogni politico – di destra o di sinistra – dall’elezione di Obama in poi. Burocrazia, regole diverse in ogni regione italiana, incertezza dei finanziamenti futuri e persino delle tasse a cui saranno sottoposti gli impianti. L’ultima trovata infatti è quella dell’Agenzia del Territorio che vorrebbe classificare pali eolici e pannelli come gli opifici, assogettandoli quindi al pagamento dell’ICI. Molte amministrazioni comunali sono contrarie ma l’incertezza resta. E ancor più degli incentivi sono a volte i disincentivi a frenare la crescita. Sburocratizzare è la strada per lo sviluppo, non solo delle energie rinnovabili, in Italia.
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