27/11/2007
Corriere della Sera
Sul tormentato piano cave della provincia di Bergamo, i Verdi chiedono le dimissioni dell’assessore all’Ambiente, Marco Pagnoncelli: Grave conflitto d’interessi.
La pianificazione, approvata dalla Provincia nell'ormai lontano 2004, ancora non è riuscita a concludere il suo iter. In compenso, i volumi scavabili, nei diversi passaggi istituzionali, sono aumentati in modo vistoso.
Secondo i Verdi, troppo. Ma in particolare, spiega il consigliere regionale Marcello Saponaro, tra coloro "che più saranno beneficiati dal nuovo piano, troviamo alcune società facenti capo o comunque partecipate dal gruppo Locatelli, che da sole totalizzano circa il 10% dei volumi previsti dal piano". Il fatto è, prosegue Saponaro, che il "gruppo Locatelli è da lungo tempo in affari con società riconducibili all'assessore Pagnoncelli. Società, tra l'altro, anche di recente costituzione".
Marco Pagnoncelli si difende: "I rapporti d'affari sono stati con la mia famiglia, non con me. E comunque in un periodo in cui io non ero ancora assessore. Da anni non c'è più alcun legame. E peraltro, non ho mai votato né partecipato a votazioni riguardanti la società Locatelli".
Ribatte il capogruppo verde, Carlo Monguzzi: "A noi sembra utile, per la Regione Lombardia, che nell'autorizzazione delle cave non vi sia nessun dubbio sulla trasparenza e sulla correttezza delle operazioni. Diventa quindi indispensabile che l'assessore scelga: o autorizza le cave o fa il cavatore". La vicenda, in ogni caso, sta creando diversi problemi all'interno del centrodestra lombardo. Addirittura, il più arrabbiato di tutti — con il suo stesso assessore — sarebbe Roberto Formigoni in persona.
Marco Cremonesi
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L'ECO DI BERGAMO
I VERDI ALL'ATTACCO DI PAGNONCELLI
Chiedono di revocare la delega alla Qualità dell'ambiente e di sanare il conflitto d'interesse che sarebbe all'origine del Piano cave della provincia di Bergamo. Conflitto che l'assessore regionale azzurro bergamasco Marco Pagnoncelli, chiamato in causa, respinge assolutamente come infondato.
Il conflitto d'interesse
I Verdi, oltre che con le volumetrie a loro dire "gonfiate" del documento che programma l'attività estrattiva in Bergamasca per i prossimi dieci anni, mettono in dubbio i criteri con cui si sarebbe arrivati alla sua stesura finale. In un'interrogazione al presidente della Regione Roberto Formigoni fanno notare che "tra le numerose modifiche apportate al Piano cave vi sono l'inserimento di un nuovo ambito estrattivo a Casirate, assegnato all'impresa Locatelli, per un volume di un milione di metri cubi, e 3,5 milioni di riserve e di un ulteriore volume di 900 mila metri cubi a Calcinate alla ditta Pmb, nella cui compagine sociale appaiono ancora società del gruppo Locatelli".
Vogliono quindi sapere se "risulta che l'assessore abbia rapporti d'affari con la Locatelli attraverso una o più società che fanno riferimento in modo esplicito alla sua persona". Nel caso venisse accertato questo legame, i consiglieri Marcello Saponaro e Carlo Monguzzi sollecitano il governatore lombardo a "risolvere il conflitto di interesse".
Pagnoncelli: non ho più quote
Questi i rapporti societari ricostruiti dai Verdi per mettere spalle al muro l'assessore, ma dagli stessi dati risulterebbe che tra Pagnoncelli e la Locatelli non esistono più rapporti d'affari. Pagnoncelli è procuratore sociale e direttore tecnico della Spi, società di famiglia; fino al 1999 è socio della Locatelli in "Bergamopulita" (proprietà di Spi al 66,67% e Locatelli geometra Gabriele 33,33%), poi venduta tra il 1998 e il 1999; e fino al 2006 nella "Verdelido" (Spi al 50%, Pier Luca Locatelli al 25% e Claudina Leidi 25%, fino al 2000 Pagnoncelli è amministratore unico di Verdelido, poi cede la carica al fratello; il 21 luglio 2006 Spi cede la quota del 50% alla Locatelli geometra Gabriele), in liquidazione.
Il 25 gennaio 2006 la Spi e la Locatelli danno origine alla Spilo srl, che però non ha mai operato e di cui - sostiene Pagnoncelli - "non ho più quote".
I Verdi rispolverano così un vecchio argomento, tirato in ballo dalla Lega già nel 2000, quando i lumbard presentarono nel Consiglio comunale del capoluogo un ordine del giorno per chiedere la revoca dell'allora assessore alla Mobilità Pagnoncelli. Anche all'epoca i motivi erano stati i presunti conflitti d'interesse in alcuni appalti. Ma Pagnoncelli chiarisce subito: "Non sono socio della Locatelli e quindi non esiste nessun conflitto d'interesse".
L'assessore regionale alla Qualità dell'ambiente parla "di rapporti antichi e ormai chiusi da tanti anni. Da tempo non intrattengo più rapporti economici con la Locatelli proprio per evitare che si creassero conflitti d'interesse. Le accuse dei Verdi sono infondate perché non trovano alcuna rispondenza nei fatti".
Tra l'altro, precisa Pagnoncelli, le società chiamate in causa, oltre a non operare, "non sono nemmeno riconducibili direttamente a me, semmai a qualche membro della mia famiglia". Anche sul Piano cave della Bergamasca è perentorio: "Non ho partecipato a nessuna decisione né prima né ora. In Giunta regionale è stato approvato dal mio predecessore. La Commissione, invece, è indipendente nelle sue valutazioni. Io non ho nemmeno diritto di voto".
L'iter in discussione
Per Saponaro sotto accusa c'è tutto l'iter del Piano cave. Licenziato dalla Provincia nel 2004 per 48 milioni e 500 mila metri cubi di sabbia e ghiaie, rivisto dalla Giunta regionale con l'aggiunta di 5 milioni e 375 mila metri cubi e, poi, nel luglio scorso, di altri 2,6 milioni da parte della VI Commissione regionale, ora il documento - su richiesta dello stesso Pagnoncelli - dovrebbe tornare in Commissione "per ulteriori approfondimenti tecnici", anziché in Consiglio regionale per l'approvazione definitiva.
"Se deve tornare in Commissione - spiega Saponaro - vogliamo che sia il Consiglio a deciderlo, come sostiene tutta l'Unione. E se in Commissione deve tornare, vogliamo che sia l'occasione per coniugare il reperimento dei materiali necessari con la tutela del territorio. Il Piano cave dev'essere sottoposto a quelle valutazioni d'impatto ambientale e tecniche che finora non ha avuto". Ma Pagnoncelli anche qui dice la sua: "Fino a prova contraria sono stato proprio io a mettere in discussione il Piano così com'è, e a chiedere che tornasse in Commissione proprio per valutare meglio alcune scelte che sono state fatte".
Be Ra
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